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L'attività è promossa per
sensibilizzare i ragazzi alla scoperta delle tradizioni sangavinesi, sarde, per poi confrontarle con quelle
irlandesi
Su molenti no papa zafaranu.
| (L’asino non mangia
zafferano). Proverbio riferito a coloro che non apprezzano ciò che ci
circonda e le buone pietanze.
Una sagra che si svolge
nel mese di novembre a San Gavino è quella dello zafferano. Dalla fine
di ottobre ai primi di dicembre ogni mattina si raccolgono nei campi
manualmente i fiori per poi estrarre gli stimmi. |
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Lo zafferano è una pianta bulbosa perenne
della famiglia Iridacee (Crucus sativus) e si presenta a foglie lunghe e
sottili. E’ coltivata per gli stimmi che, essiccati, forniscono una
droga giallo-rossa (malva) con proprietà coloranti e aromatizzanti,
usata in cucina e nel settore farmaceutico; i fiori sono violacei a 6
tepali. Un prodotto dunque di color oro con un’antichissima storia (si
parla del suo utilizzo all’interno della antica civiltà egiziana) e che
San Gavino Monreale è sicuramente leader di tale coltura in Sardegna.
Nella nostra cittadina lo zafferano ha trovato un clima ideale per la
sua coltivazione già dalla dominazione pisana nell’isola. I terreni
scelti sono molto fertili, pianeggianti e contenenti un’argilla scura
che rende difficile la permeabilizzazione. Nel mondo pare se ne contino
11 varietà diverse. Una caratteristica interessante è che questa
preziosa e nobile piantina fiorisce di notte, nell’oscurità e la
raccolta inizia manualmente la mattina presto. Attualmente è considerata
la spezia più cara al mondo. Della piantina si sfruttano gli stimmi (più
o meno 3) collocati all’interno della rosa e una volta aperta vengono
tolti con le dita e messi ad essiccare dopo aver aggiunto una goccia
d’olio d’oliva.
Ecco le sue proprietà: aromatizzanti, coloranti,
aperitive, digestive, stimolanti (del sistema nervoso), emmenagoghe,
sedative, carminative. Lo zafferano contiene elevate quantità caroteni,
flavoni, xantofille; ha un’attività ormonosimile ed è stato impiegato
con successo in alcuni casi di insufficienza ovarica. E’ consigliabile
usare dosi massime di 1 g al giorno. I coltivatori, e in modo
particolare i cuochi, suggeriscono di non utilizzare mai lo zafferano in
polvere perché si possono trovare scarti e non si gustano a fondo le sue
nobili proprietà.
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L’ultima considerazione è legata all’uso che si
fa in Sardegna dello zafferano. Nel repertorio etnografico entra come
colorante di tessuti e in particolare dei tappeti e del costume femminile
tradizionale sardo (il riferimento è legato ai
costumi femminili di alcuni
paesi del nuorese e ai tappeti d’orbace che sono ed erano colorati con la
specie di zafferano
spontaneo-selvatico).
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Va
ricordata poi tutta la cucina dell’isola che privilegia lo zafferano per
esaltare e dare un sapore unico e un colore giallo-intenso ai primi,
alle pietanze, ai dolci e ai liquori. L’elenco è indubbiamente lungo e
ci limitiamo a ricordare i più noti: i malloreddus allo zafferano, i
vari risotti, sa fregala cun cocciula, la zuppa di pesce e altre
pietanze di pesce in umido, le carni in umido di capretto e agnello, le
salse, is bugnolus de casu friscu, sa trutta de arrescotu, is pardulas,
le casadinas, is zipulas di carnevale, il liquore digestivo Villacidro
Murgia.
Noi ringraziamo il signor
Franco Sanna che ci ha guidato nel suo campo e ci ha fatto conoscere una
bellissima tradizione di San Gavino
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Foto dello zafferano sul
terreno |
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Ecco i ragazzi durante la visita didattica in
un campo di zafferano. La fioritura si concentra in tre giorni. I fiori
vengono raccolti dentro un cesto

La pulitura avviene manualmente. Gli stimmi si
raccolgono dentro i piattini. Mani sapienti e con un po' di olio extra
vergine di oliva preparano lo zafferano per l'essicazione
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Gi stimmi si essicano vicino al caminetto o al
sole. L'oro rosso
si conserva in barattoli di vetro o di latta. Per
un grammo ci vogliono 150 stimmi.
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