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Mübin
Dünen
– questo è il nome del musicista che ha suonato vari strumenti tipici della
Turchia.
TAR / DUFF -
Tamburo
Un Tamburo a cornice, composto
da un cerchione di legno ricoperto da una pelle di capra o di agnello
incollata, a volte borchiata o cucita lungo la cornice.
È la versione più semplice tra i tamburelli, in quanto non ha sonagli o
piattelli lungo la cornice.
In alcune zone dell'Egitto viene chiamato Duff o
Bendir, anche Sein Nord Africa, con
quest'ultimo nome viene inteso il modello con le stringhe sulla
membrana.
Di seguito un elenco
di tocchi principali:
DUM -
è il suono più
profondo prodotto con il dito anulare della mano principale.
TAK -
è il suono opposto
al dum ovvero l'acuto e viene ottenuto con lo stesso dito colpendo però
sul bordo dell'estremità della pelle.
KA -
l'annullare della
mano secondaria colpisce il lato della pelle senza però lasciare la
presa dell'intero strumento.
GRAP -
usato con la mano
principale ma anche con l'altra mano nella tecnica Theran; si percuote
come sulla Darbuka ma sempre con l'appoggio del pollice se usato con la
tecnica Teheran.
NAY (flauto)
E’ lo strumento
musicale più antico creato dagli Egizi nell’epoca faraonica con il gambo
della canna (pianta selvatica che cresce ai margini degli innumerevoli
canali che affluiscono al Nilo).
La lunghezza oscilla tra i 37 e gli 80 cm. - minor lunghezza corrisponde
a suono più acuto - e ha 7 fori, di cui uno nella parte inferiore.
Il suo timbro poetico si adatta ad effetti melanconici che possono
esprimere sia gioia che disperazione.
Fin dai tempi antichi gli arabi hanno utilizzato il flauto per
accompagnare recite di poesie.
E' uno degli
strumenti musicale più difficili da suonare. Un bravo suonatore riesce a
riprodurre un'infinita varietà di suoni fluidi, ed è uno strumento con
il quale è
possibile creare atmosfere
estremamente spirituali.
CURA
O BAGLAMA
E' uno strumento
diffuso nel Mediterraneo orientale, Medio Oriente e Asia Centrale. In
Turkia lo strumento si identifica con dei liuti dal manico lungo usati
nella musica classica ottomana e popolare, ma usati anche nella musica
Azera, Curda, Persiana, Assira, Siria, Iraq e nei paesi balcanici.
E'
uno strumento cordofono dal manico lungo, con cassa piriforme scavata in
un blocco di legno massiccio, ( gelso, ginepro, faggio, abete, noce,
abete rosso ), sulla quale è innestato un manico a sezione quadrata di
faggio o ginepro, che termina con una leggera angolatura all’indietro,
ove sono infuse le caviglie ( i piroli sono conosciuti come ” burgu”,
letteralmente ” vite “), i tasti sono ricavati da lacci di budello
legati strettamente sul manico, ma facilmente spostabili, si suona
usando un ” Tezene “, plettro a base di corteccia di ciliegio o di
plastica, sulla tavola armonica non vi sono fori di risonanza, mentre
un’apertura per l’uscita del suono è presente alla base della cassa
armonica.
Esistono diverse misure e a seconda della misura prendono un
nome diverso: Baglama, Divan Sazi, Bozuk, Kopuz Irizva, Cura, Tambura.
Il più piccolo è
il Cura, il più grande della Cura è la Tambura, accordata un’ottavo
sotto. Sazi Divan è il più grande della famiglia, accordato un’ottava
più bassa rispetto il Sazi Divan, il Baglama è di media grandezza e il
più diffuso. Le corde sono di metallo.
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SATUR
Il Santur a
percussione è un Salterio con cassa armonica, le cui corde in ottone
vengono percosse da martelletti.
E’ provvisto di ponticelli mobili sotto
ogni corda; ogni nota è formata da gruppi di 4 corde.
Si
tratta di una cetra a forma di scatola trapezoidale regolare. Ci sono
diverse tonalità sonore all'interno del box, e due rosette piccole sul
pannello superiore che contribuiscono ad amplificare il suono. Il santur
ha 72 corde, disposte in gruppi di quattro, cioè ciascuna delle quattro
corde ravvicinate sono sintonizzate sulla stessa altezza. Ogni gruppo di
quattro corde è supportato da un piccolo mobile, ponte di legno, i ponti
sono posizionati per dare allo strumento una serie di tre ottave.
E' largo circa 90 centimetri nella parte ampia e 35 centimetri nella
parte stretta
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Diyarbakir
Diyarbakir
è una delle città turche a contare la maggior presenza di
Curdi, tanto da essere talvolta definita, dai curdi stessi e da alcuni
osservatori esterni, come "la capitale del Kurdistan turco"[
Questa definizione non è comunque ufficiale, né tantomeno accettata dal
governo di Ankara. Stando ad uno studio il 72% degli abitanti della
città parla curdo, e lo utilizza come lingua primaria al posto del
turco. Nei pressi della città è inoltre molto sentita la festa del
Nawruz, il capodanno curdo festeggiato il 21 marzo.
Diyarbakır,
conosciuta anticamente col nome di Amida, è situata su un altopiano di
basalto in prossimità delle sponde del fiume Tigre (Dicle Nehri).
Le imponenti
muraglie di basalto nero che circondano la vecchia città, gli
conferiscono un aspetto alquanto sinistro. Queste mura, con 16 punti di
osservazione, cinque porte, iscrizioni e basso-rilievi, sono considerati
tra quelli più lunghi del Mondo (5,5 km) e rappresentano uno splendido
esempio dell'architettura militare medievale.
La Moschea Ulu,
fatta edificare dal sultano selgiuchida Melik Shah, è notevole per la
sua forma, e per il fatto che, nella sua costruzione, è stato riusato
del materiale architettonico bizantino ed anche altro più antico. II "Mihrab"
presso la Mesudiye Medrese è stato costruito con del locale basalto
nero. La Moschea Nebii rappresenta uno stile tipico ottomano, mentre la
Moschea Safa, con i suoi minareti di mattonelle, evidenzia le influenze
persiane. (Wikipedia)
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